












Sud Africa – (foto Roberto Armando, Chris & Stella)

Digito sul telecomando accanto al sedile l’ennesimo film, dopo: “Alla ricerca di Nemo” questa volta seleziono “Blade 3”. 13 ore di viaggio, sono stanco, provo a dormire ma non ci riesco, per la prima volta stiamo andando a Rockland, in Sud Africa, non posso dormire…. Davanti a vampiri e combattimenti del film mi rivedo con la mente tutte le foto delle riviste che abbiamo portato con noi.
Atterriamo, super-coda per il controllo passaporti e finalmente come un miraggio vediamo Andy, un amico di Roby gentilissimo, è venuto a prenderci per portarci a casa sua, a Cape Town. Sua moglie Esmè ci prepara una cena ottima, ormai è sera tardi, stanchi mangiamo, ci raccontiamo qualche storia e alla fine tra profumi di mare, pensieri su Rockland, immagini di vampiri immortali e pesciolini smarriti nell’oceano rimasti ancora nella memoria, finalmente andiamo a dormire: che giornata lunga.
Al mattino non c’è fusorario, ci sentiamo tutti benissimo, appena alzati vediamo dalla finestra la curiosa montagna “Table Mountain”, famosa per la sua forma, perché la cima è piatta come una tavola da biliardo. Andy ci accompagna a noleggiare la macchina ed in pochissimo tempo eccoci sopra la nostra Toyota Condor. Il primo giorno lo dedichiamo ad un giro turistico per la città attraverso i mercatini caratteristici della zona, dove è possibile trovare tantissimi articoli tipici dell’Africa: dalle statuette in pietra e legno alle tele con disegni coloratissimi. Per noi europei è tutto più economico, compriamo qualche oggetto di ricordo e poi partiamo, come bambini motivati per una delle mete boulderistiche più belle del mondo. Il primo giorno dei viaggi lo ricordo sempre come un momento speciale, tutto è nuovo e ogni cosa è una sorpresa.

Usciti dal centro di Cape Town, salta subito agli occhi l’evidente differenza economico-sociale, si vedono bianchi mostrare macchine di lusso e abiti costosi accanto a persone nere che raccolgono secchi d’acqua nella fontana in piazza, senza una casa dove stare. Questo è un aspetto triste del Sud Africa che si ripete ovunque, dai paesini alle grandi città. I bianchi risiedono nel centro, abitano in case stupende, l’uomo nero invece viene lasciato da parte a vivere dentro delle vere e proprie baracche riunite in quartieri isolati a qualche km. dalle città. Proseguiamo il nostro viaggio e dopo tre ore di macchina arriviamo a Clanwilliam, un piccolo paese a pochi minuti dall’area. Prendiamo una casa prenotata in precedenza e dopo avere lasciato una montagna di bagagli e gustato un caffettino rigorosamente italiano andiamo a scoprire i primi blocchi. Lungo la strada Yuri scalpita e continua a fare segni verso gli arbusti, una famiglia numerosa di babbuini cammina di lato a noi, come per darci il benvenuto; rallentiamo per scattare alcune foto ma loro infastiditi si allontanano. Roby, già stato qui l’anno precedente, assicura che li avremmo rivisti quasi ogni giorno. Non è cosa rara in Sud Africa vedere degli animali. Pochi minuti ancora e arriviamo al parcheggio. Io, Stella e Yuri rimaniamo senza parole; è impossibile quantificare quanti blocchi ci sono: troppi, belli, forme e rocce perfette, tutto quello che ho sentito di questo posto è vero, tutto ciò esiste.
Non è ancora stata realizzata una guida, è ancora tutto troppo “nuovo”, inoltre è molto difficilecreare mappe facilmente comprensibili in un labirinto di blocchi come questo, così con fotocopie, schizzi scarabocchiati e indicazioni dei local troviamo alcuni dei passaggi più famosi scoperti e liberati da Fred Nicole, Klem Loskot e altri. Alcuni macigni come “Black eagle” rimangono perfettamente in bilico sui bordi di distese di rocce, sembra che debbano cadere da un momento all’altro, è tutto così incredibile, fotografiamo e riprendiamo ogni cosa che ci capita davanti agli occhi.
Scaliamo passaggi con una conformazione rocciosa perfetta, alcuni di questi: Nutsa: una prua alta e colorata, Carolina: strapiombo a 45°, atletico, su tacche che sembrano create da scultori, la fomosa Pendragon: 45° a tacchette, Black eagle: line
a storica, un uovo a prese svase e tacche, Leopard cave: tettone perfetto, arancione con piccole liste, Ulan Batar: pannello alto a 30° perfettamente “tagliato” e colorato, Metamorphosis: pancione arancione e nero a svasi. Finalmente siamo qui, spinti a partire da foto e video di amici, ora ci siamo anche noi, in questa distesa enorme di roccia, sabbia e animali. Il potenziale del posto è immenso e pochi sono i percorsi già scalati. La roccia è molto generosa, anche sotto imponenti strapiombi, spesso è possibile trovare linee fattibili, basta solo avere un po’ di fantasia e voglia di aprire nuovi boulders. Non occorre neanche fare grossi lavori di pulizia, la roccia è già pronta, è sufficiente uno spazzolino, un po’ di magnesite e tutto può avere inizio.
Il paesino di Clanwilliam è piccolo, ma offre tutto quello di cui abbiamo bisogno: grosmarket ben puliti e completi di tutto, banche, ristoranti, bar, pompe di benzina ecc. sulla strada principale c’è anche un piccolo centro clinico.
Tutti qui conoscono il bouldering, ogni anno vedono molti arrampicatori girare per le vie della cittadina alla ricerca di informazioni sull’area. Non si vedono tanti altri turisti nella zona, a parte gli appassionati di fiori e disegni boscimani. Nella stagione della fioritura Rockland si trasforma in un dipinto ricchissimo di colori incredibili grazie a più di 250 tipi di qualità differenti. Sono parecchi infatti i fotografi di riviste famose che giungono da tutte le parti del mondo per non perdersi questo spettacolo.

Per noi europei il costo della vita qui è più basso, un “carrello” pieno della spesa costa intorno ai 30 euro e la casa che abbiamo affittato 48 euro al giorno in quattro, con il servizio di pulizia due volte a settimana.
Scaliamo quasi sempre, senza rispettare troppo i giorni di riposo, ci sono troppe linee interessanti per fermarsi e in vacanza il tempo è prezioso, i giorni trascorrono troppo velocemente rispetto la quantità di obiettivi che uno si prefigge. Roby, forse per il cambio del clima o il viaggio, si ritrova con una congiuntivite e un forte mal di gola che lo costringono a una cura di antibiotici, così trascorre le giornate debolissimo, dedicandosi solo alla fotografia. Dall’ Italia ha portato con sé il computer portatile, e ogni sera rivediamo attentamente tutte le foto scattate. Per chi ha questa passione, come noi, è una cosa molto stimolante vedere in tempo reale le immagini catturate, non dovendo aspettare di sviluppare i rullini.
Di tanto in tanto si riescono a trovare tra i blocchi disegni dei Boshimani, (uomini del Bosh: cespugli tipici del Sud Africa): piccole impronte di mani, persone o animali stilizzati, così per conoscere meglio la loro storia Roby e Stella approfittano di un giorno di riposo per visitare un parco a 40 km dai blocchi, abitata per secoli dai Boshimani. Con un depliant e un sentiero (non interamente indicato verso la fine) si arriva a grotte piene di disegni che provano a raccontare parte della loro vita. Cinque ore di cammino tra tetti splendidi e pannelli strapiombanti di roccia compattissima, ma “intoccabile”. Una piccola tortura per i boulderisti… Al termine del giro come per incanto un gruppo di persone locali famose per l‘ ospitalità gli offrono un tè e qualche minuto di riposo dentro la loro abitazione: una casetta di tipica costruzione dal tetto di paglia immersa completamente nel silenzio della natura. Le donne che la abitano sono molto affascinate dal loro interesse per il posto, così orgogliose ed eccitate gli mostrano il loro stile di vita e raccontano tante storie del loro quotidiano, infine come per voler immortalare quell’ occasione di scambio tra culture, si scattano delle foto prima di proseguire per l’ultimo tratto che li separa dalla macchina.

Sono troppe le meraviglie del Sud Africa per rimanere solo a scalare, così convinti da alcuni amici ci concediamo un altro giorno di riposo, per vedere la costa sotto Cape Town, bellissimo posto dove si trova la ventosissima Cape hope, (Capo di buona speranza) o meglio dove si incontrano i due oceani. Qui veniamo avvisati di non dare confidenza ai babbuini, che abituati alla vista dell’uomo sono diventati aggressivi e disposti a tutto pur di ottenere del cibo. Noi però a parte turisti cinesi, di animali neanche l’ombra. Sempre lo stesso giorno con il cuore colmo di emozione siamo andati alla splendida
spiaggia di Boulder beach abitata interamente dai pinguini. E’ incredibile quanta tenerezza trasmettano questi animaletti sempre curiosi e un po’ impacciati nel muoversi fuori dall’acqua, il pensiero di tutti è stato quello di portarsene a casa uno da coccolare tutto il tempo. Pare anomalo vedere centinaia di questi splendidi animali girare liberamente tra le macchine e per le stradine che collegano le spiagge. Al parcheggio c’è addirittura un cartello che dice: Prima di mettere in moto la macchina controllare sotto il veicolo. Nella stagione calda che corrisponde al nostro inverno, è possibile dividere la spiaggia con loro e nuotare magari con un pinguino al proprio fianco.
Alla sera Andy ci porta a mangiare in un posto incredibile, a trenta minuti a ovest di Clanwilliam, sulla spiaggia, troviamo un ristorante simile a quello per surfisti, di nome “Muisbosskerm” (non so cosa significhi), menù fisso a 15 euro a testa, tutto aperto in riva al mare, da solo, senza cucine, bagni e altro, solo panche, muri di paglia e enormi tavoli di cemento su cui cucinare pesce, riso e ogni specialità di mare esistente, appena pescata. Yuri “impazzisce”, senza capire più nulla prende porzioni ovunque ansioso di provare tutto, Andy ci consiglia il vino migliore e insieme trascorriamo una bellissima cena tra noi, amici nuovi, l’oceano e lo splendido clima di pace e gioia che si provano quando si viaggia e ci si ritrova insieme in posti così lontani.
Tornati di nuovo a Rockland, una mattina increduli vediamo un cobra tutto nero che spicca sulla strada sterrata rossa, bellissimo, (noi rigorosamente chiusi dentro la macchina), ci guarda con aria di sfida, senza alcuna paura, cerca di capirese siamo una minaccia. Istintivamente allarga il collo in posizione di difesa (perfetta per scattare qualche foto) e poi quando ha capito che avevamo più paura noi di lui, silenzioso se ne andato. Da quel momento non ho più camminato tra i cespugli col naso per aria per guardare aquile e strapiombi, ma ben puntato su dove mettevo i piedi. Dall’esperienze si impara sempre qualche cosa…
Vaghiamo come eremiti per diversi giorni, purtroppo non si incontrano molti boulderisti locali, gli unici arrivano nei week-end perché la maggioranza vive a Cape Town quindi a tre ore di macchina. Sono tutte persone molto gentili e motivate, felici di ogni passaggio scoperto; dedicano ore per mostrarli ai turisti come noi. Quando viene liberata una linea nuova sono entusiasti e veloci scrivono

il nome scelto e l’esatta posizione per una futura guida. Noi abbiamo la fortuna di incontrare Justin Hankins e Fred Nicole che ci mostrano le novità dell’area compreso un settore nuovo, poi Shaun e Scott, ragazzi supermotivati che gentilissimi ci dedicano ogni volta mezza giornata per portarci ai blocchi più nascosti. Sembra strano che un posto grande come questo abbia pochissimi praticanti, le falesie trovano più interesse,ma forse è solo questione di tempo, i giovani che cominciano si appassionano sulle vie, però praticano anche il bouldering, infatti, vicino a Cape Town stanno nascendo nuove aree sia di blocchi che falesie, la roccia non manca di certo in Sud Africa. Comunque i più affiatati del blocco ogni venerdì sera puntuali si trovano tutti al campeggio, a raccontarsi cosa proveranno i due giorni successivi. Appena vedono uno straniero lo informano sulle regole del posto: L’intera area è considerata riserva naturale, c’è un accordo (molto critico) tra scalatori e i responsabili del parco, non si può assolutamente modificare l’ambiente tagliando piante o mettendo spit sui passaggi più alti. Finita la parte burocratica curiosi e fieri del loro “parco giochi” vogliono sapere il nostro giudizio come stranieri, che abbiamo visto altri posti in giro per il mondo: vi piace qui? I blocchi sono peggiori o migliori di luoghi famosi come Hueco Tanks? Come possiamo rispondere con esattezza ad una domanda così… a Hueco Tanks, insieme a tutti, ogni giorno ti senti integrato nell’ambiente boulderistico, qui durante la settimana non c’è nessuno, qui sei libero di andare dove vuoi, a Hueco ci sono forti restrizioni. In entrambi i posti, i massi sono splendidi e non basta certo una vacanza di un mese per scalarli tutti. Rockland a mio parere è sicuramente uno dei posti più belli che ho visto, penso che sia inutile fare una graduatoria con classifica, ogni luogo ha un qualcosa che altrove non puoi trovare, può piacere di più o di meno rispetto ad altri, ma le sensazioni ed emozioni che si provano sono sempre diverse e solo personali.

Noi personalmente a Rockland ci torneremo di sicuro.
Accesso:
Da Cape Town seguire a nord la statale N7. Dopo circa 3 ore si arriva alla deviazione per “Clanwilliam”
, seguirla per pochi minuti fino al paese.
Arrivati, sulla sinistra si incontra un distributore di benzina, subito dopo una farmacia. Se si gira a destra si entra nel paese, se si continua dritti per ancora 5/6 km. si arriva ai blocchi, dopo i primi 3 km la strada diventa sterrata, guardate bene tra i cespugli perchè spesso ci sono i babbuini. I parcheggi delle aree sono evidenti di lato alla strada, il primo dista 1 km. circa prima del campeggio,l’utimo 3 km circa dopo.
- Per l’area East side parcheggiare a sinistra della strada nell’evidente spiazzo, 1 km. prima del campeggio, tornare indietro a piedi per 100 mt. E imboccare sulla sinistra una traccia tra i cespugli. (Seguire gli omini di pietra.)
- Per l’area del Campeggio , lasciare la macchina al campeggio e salire verso le casette di cemento e i blocchi.

- Per le aree Fortress boulders, Road Crew boulders, Roadside boulders, continuare ancora per 3 km. dopo il campeggio, su una lunga salita, fino in cima dove si vede a destra una macchina distrutta rovesciata, lì entrare nello spiazzo e seguire la stradina sterrata per 100 mt. fino al cancello. (Si consiglia di scaricare le mappe dai siti internet: www.rockaddiction.co.za , www.bouldering.co.za ).
Avvicinamenti:
Nei settori vicini al campeggio (East side, River side, Camping area) dove si trovano boulders come “Rasta roof, The new Arch, John Denver, The egg, Kingdom in the sky, Au bored de l’eau, ecc.” si cammina dai 10 ai 30 minuti. Nei settori più alti, (Fortress boulders, Road Crew boulders, Roadside boulders), si trovano passaggi come “Ulana Batar, Amandla, Nutsa, Pendragon, Carolina, Black eagle, Leopard cave, Armed response, ecc.”, dal cancello si cammina dai 30 ai 45 minuti.
Roccia:
Arenaria compattissima di vari colori con quasi tutti i tipi di prese, in prevalenza si trovano tacche. Assolutamente da evitare di scalare il giorno dopo la pioggia, (anche se è bello), la roccia assorbe umidità e diventa molto più delicata.
Non pulire le prese con spazzole di ferro.

Guida:
Attualmente in lavorazione. Nei week-end è molto facile incontrare un ragazzo che si chiama Justin Hankins, sta lavorando per farne una completa, il lavoro è molto lungo perché l’area è veramente ampia. I pochi local che si incontrano conoscono quasi tutti i passaggi.
Divieti del parco:
Le regole del parco prevedono che si debba pagare un ingresso giornaliero in un ufficio all’interno del campeggio, noi per diversi giorni abbiamo tentato di trovare qualcuno inutilmente, finché ci siamo arresi. I local però ci hanno riferito che è stata un’eccezione. L’ingresso costa 5 euro.
Non si può entrare nel parco con la macchina, quindi in qualunque area si vada, parcheggiarla nelle zone previste e proseguire a piedi.
Dove dormire:
Lungo la strada per i blocchi di Rockland, sulla destra c’è un evidente campeggio dove è possibile dormire con tenda e camper. Non c’è corrente elettrica. Dispone solo di bagni e docce riscaldate con bombole a gas. Dovrebbe costare 5 euro al giorno.
Clanwilliam offre qualche albergo, e graziosissime guest house in affitto. Per informazioni generali: www.clanwilliam.info
Dove abbiamo dormito noi costava circa 12 euro a testa al giorno. Una casetta molto confortevole completa di tutte le comodità. Per chi fosse interessato alla stessa, chiamare Alicia: Telefono casa +27-4821603, cellulare: 083-6833338, e-mail: liciae@mweb.co.za
Periodo migliore:

Le stagioni sono invertite, quindi la nostra estate corrisponde al loro inverno, da maggio a metà settembre è il periodo migliore, a luglio potrebbe piovere spesso. Portatevi sempre un abbigliamento completo perché il clima cambia rapidamente.
Vaccinazioni:
Non occorre alcun tipo di vaccinazione.
Consigli utili:
- Rockland è piena di linee bellissime, il problema è trovarle. Fatevi un’idea generale approssimativa prima di partire su cosa provare, e quando siete sul posto chiedete ai local climbers, vi mostreranno l’esatta posizione, e chi li conosce anche le prese e i passaggi.
- Si può bere l’acqua del rubinetto, e i mega-zanzaroni che incontrate a maggio nella notte sono innocui.
- I ristoranti sono ottimi, soprattutto per carne e pesce.
- Pochi accettano le carte di credito, portatevi un po’ di contanti. Si trovano spesso bancomat.
- Attenzione nelle grandi città ai piccoli furti dei portafogli.
- Anche se tardi abbiamo capito che nei mercatini è usanza contrattare i prezzi, possono scendere di molto, anche un terzo.
Lingua più usata:
Inglese
Siti internet di riferimento:





