












Italia – Varazze (liberata il 25/02/2008)

L’estate del 2007 io, mia moglie Stella, l’instancabile Marco Bagnasco e amici, abbiamo sistemato una grotta che sembrava presentare linee meritevoli. Scoprimmo insieme diversi passaggi molto estetici, tutti su tacchette e poco per i piedi.

Liberai inizialmente una delle linee più logiche: “Gioia” in piedi: con partenza da un’evidente lunga tacca a metà grotta, proseguendo obliqua verso destra per ribaltarsi su una placchetta con piccole presine. (proposi il grado 8a+). La linea era splendida, ma per essere completa mancava l’unione con la prima metà della grotta.
Così la provai, un po’ impaurito di scoprire che forse mancava una presa o un appoggio chiave, (nel bouldering spesso i confini “del farlo o dell’impossibile” sono vicinissimi, a volte basta anche un solo punto mancante perché diventi insalibile), provai per un po’ e vidi che c’erano esattamente le prese che servivano, “Dio sicuramente era anche un boulderista”, a volte le prese sono posizionate con troppa perfezione perché sia una coincidenza.
Iniziarono i tentativi, appena avevo qualche ora libera mi trovavo appeso sulle sue severe tacche per provare i singoli. Verso Natale ci fu un lungo periodo di pioggia, a volte anche neve. La provavo e poco dopo arrivava la pioggia, la grotta rimaneva spesso bagnata per giorni e lavorarla diventava difficile. Per l’umidità scheggiai una tacca tirandola, sulla sezione iniziale, la più dura, mi spaventai di perdere questa linea perfetta e decisi di attendere condizioni migliori per non rompere altro, finché le nuvole che sembravano ormai parte integrante del posto finalmente sparirono, regalando a tutti condizioni perfette: sole e aria fresca per un lungo periodo. I giorni di tentativi divennero sempre più frequenti (buchi permettendo sulle dita), tutto era mirato per Gioia, finché il giorno tanto atteso arrivò, salii questa linea perfetta, e la gioia di “Gioia” fu immensa.
E’ sicuramente il boulder più difficile che io abbia mai salito.
Grado proposto: partenza in piedi 8a+, accovacciato 8c.
Opinione di altri: partenza in piedi 8b, accovacciato 8c+.
- 14 prese più gli intermedi, tutte piccole tacche e piedi sempre precari. Si trova nella grotta a destra della famosa linea “Chiavi del regno” nel primo macigno del settore Antro dei druidi, al Potala.
- Parte accovacciato in basso a sinistra, segue la linea obliqua di presine che taglia la grotta verso destra per uscire in alto.
(intervista della rivista Pareti n° 72 -dicembre 2009)
Gioia
1. Dividiamo Gioia in sezioni: ci sono punti chiave e “riposi” oppure è tutto uguale dall’inizio alla fine?
Gioia può essere divisa in due parti, dalla partenza accovacciato alla lunga evidente tacca a metà, e poi dalla stessa fino in cima. La prima sezione è sicuramente la più dura, amici che l’hanno provata pensavano non meno di 8b/+ di 7 movimenti, fino all’accoppio sulla lunga tacca, poi da lì parte la seconda sequenza, (la versione in piedi, un po’ più semplice, l’ho data 8a+, ma dicono 8b) quella più provata da tutti.
Non ho trovato alcun riposo, mi era impossibile anche smagnesare, dovevo scalare il più velocemente possibile.
2. Ci sono trucchi che andrebbero spiegati per riuscire a fare dei movimenti oppure è tutto evidente e “da stringere e basta”?
Le prese sono evidenti, e mostrano la linea logica. Ho dedicato molto tempo per capire se c’erano “trucchetti”, senza trovarne. Lo stile è tutto da stringere, ho messo entrambi i video in rete su Youtube, delle due differenti partenze: in piedi e accovacciato, permettendo a chi arriva da più lontano di non devastarsi le dita cercando i metodi.
3. Chi ha provato dice che “da in piedi” tutte le prese sembrano buone, poi appena provi a scalare non ne tieni una. Sei d’accordo?
Si, lo hanno detto in molti, la seconda parte in effetti inganna, perché da sotto non ci si rende conto di quanto strapiomba, l’intera linea parte in forte strapiombo e aumenta sempre di più fino ad essere un tetto prima del ribaltamento.
Le tacche sembrano buone quando si toccano con i piedi per terra, però gli appoggini sono piccoli e sfuggenti, questo complica tutto rendendola una fisicata bestiale.
4. Quali arrampicatori di livello mondiale l’hanno provato e quali sono le loro impressioni?
Dall’Australia Chris Webb Pearson (quello che si è avvicinato di più a salire la versione in piedi), dal Giappone Dai Koyamada, dalla Slovenia Urh Cheovin (uscito di testa per la bellezza della linea, disposto a farsi 13 ore di macchina per provarla un week end), un polacco molto forte ricoperto di tatuaggi che viene spesso a Varazze, diversi francesi, i nostri italiani Gabriele Moroni e Lucas Preti, è venuto qui

anche Tyler Landman, però sotto un forte temporale è riuscito solo a toccare le prese con i piedi per terra.
Credo moltissimi altri, vista la continua quantità di magnesite che vedo sempre sulle prese.
Chiedendo un’ opinione sul grado, molti di loro sono convinti che sia un solido 8c+.
5. E’ soggetto a variazioni climatiche tipo umidità o aria del mare?
D’inverno e mezze stagioni, a parte i giorni di pioggia si può provare praticamente sempre, l’aderenza va bene e fa fresco, soprattutto nel pomeriggio quando arriva l’ombra.
L’umidità devastante è d’estate, in quei giorni è anche 9b…
6. Quanto tempo ti ha richiesto per riuscire? Hai fatto dell’allenamento specifico? Pensi che sia adatto alle tue caratteristiche?
Ho lavorato la linea 4 mesi, all’inizio salii la versione in piedi, era splendida, ma per essere completa mancava l’unione con la prima sezione della grotta.Così la provai, inizialmente un po’ impaurito di scoprire che forse mancava una presa o un appoggio chiave, (nel bouldering spesso i confini “del farlo o dell’impossibile” sono vicinissimi, a volte basta anche un solo punto mancante perché diventi insalibile), provai per un po’ e vidi che c’erano esattamente le prese che servivano.
Iniziarono i tentativi, appena avevo qualche ora libera mi trovavo appeso sulle sue severe tacche per provare i singoli. Verso Natale ci fu un lungo periodo di pioggia, a volte anche neve.
La provavo e poco dopo peggiorava il tempo, la grotta rimaneva spesso bagnata e lavorarla divenne difficile.

Un giorno mentre piovigginava scheggiai la quarta tacca tirandola, sulla sezione più dura, mi spaventai, non volevo perdere una linea come questa, così attesi condizioni migliori per non rompere altro.
Quando migliorò il tempo, i giorni di tentativi divennero sempre più frequenti (buchi permettendo sulle dita), gli allenamenti sul muro e travo diventarono sempre più specifici, tutto era maniacalmente mirato per Gioia, una splendida ossessione, finché salii questa linea perfetta, e la gioia di “Gioia” fu immensa.Quando ho visto la linea integrale per la prima volta ho pensato che l’avessero creata per me, tacchette piccole in forte strapiombo senza piedi, il blocco perfetto per le mie caratteristiche.
Dio era sicuramente anche un boulderista, spesso le prese e appoggi sui massi sono messi con troppa perfezione.
7. Hai girato tutto il mondo: quando l’hai gradato a quali boulder mondiali di riferimento ti sei rifatto?
Nel bouldering è spesso difficile dare una valutazione corretta, il grado è talmente soggettivo che può variare velocemente in base allo stile personale di scalata o le condizioni climatiche.
Non ho fatto alcun riferimento con altri blocchi che ho salito, perché questa è molto più dura di tutte le linee di 8c che ho fatto.
Gioia è indubbiamente il blocco che ho lavorato di più e sicuramente il più duro che ho realizzato nella mia vita.
Credo che prima di dare gradazioni di riferimento mondiale, bisogna essere il più “sicuro” possibile, attendere diverse opinioni, anche se questo può richiedere anni come in questo caso.
Per questo l’ho dato 8c inizialmente, aspettavo pareri di altri.
8. Memento, Tonino, Dreamtime sono stati tutti sgradati. Pensi che Gioia rischi invece di essere rivisto verso l’alto? E se tu avessi realizzato davvero il boulder più duro del mondo senza dichiararlo tale?
Allora sarà un’ulteriore “gioia”…
9. Adam Ondra si è detto interessato a venirla a provare: gli 8b della Val di Mello li risolveva in mezz’ora, ritieni possibile una ripetizione veloce di Gioia?
Adam al ritorno del Campionato del mondo a Xining in Cina ha studiato a memoria nel mio Ipod il video integrale di Gioia, era curioso e motivato di venirla a provare. Come ho già detto anche a lui mi farebbe molto piacere se venisse, inoltre gli manca un “8c+” di blocco per essere definitivamente lo scalatore più completo e forte del mondo.
Sicuramente ha le capacità per salirla, se dovesse riuscirci velocemente mi inchinerò togliendomi il cappello…
10. Che sensazoni ed emozioni hai provato da un secondo prima di attaccare a quando sei passato il giorno della prima salita?
Quando la provavo all’inizio era un faticoso divertimento, inoltre la vicinanza da casa (25 minuti di macchina) mi permetteva di tentare spesso questo nuovo “gioco” a Varazze, poi giorno dopo giorno ho iniziato a credere che potesse venirmi, così allenamenti sul muro e tentativi sul blocco diventarono sempre più frequenti, precisi e focalizzati.
Salirla è stato il chiudersi di un cerchio che ha compreso una storia di amore, odio, fatica, dita martoriate e doloranti, infiammazioni alle spalle, un continuo andare e tornare con la macchina, analisi meteo, una positiva e stimolante ossessione che si è conclusa con un’immensa “Gioia”.
- molto strapiombante, 14 prese più gli intermedi, tutte piccole tacche e piedi sempre precari.
- Parte accovacciato in basso a sinistra, segue la linea obliqua di presine che taglia la grotta verso destra per uscire in alto.
– Si trova nel settore Antro dei druidi, al Potala, Varazze.
Vorrei ringraziare per l’ennesima volta Marco Bagnasco, con la sua infinita voglia di scoprire rocce nuove e la sua generosità nel preparare sempre linee per altri, ci ha regalato dei “parchi gioco” dove ognuno di noi può trovare il proprio blocco ideale.


