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foto Christian Core
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foto Christian Core
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foto Stella Marchisio
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foto Roberto Bocchi
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foto Christian Core
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Bishop

“Sono tornato dalla California, alla mia vita quotidiana, quella che ogni giorno mi porta in ufficio, al lavoro, alle mie abitudini. Ma la mente viaggia, i pensieri cadono sempre su quei momenti intensi di vita, amicizia e passione. Ogni esperienza positiva apporta al proprio bagaglio un’ arricchimento di cui noi potremmo beneficiare per tutta la nostra esistenza.”

Yuri Gadenz

Bishop – California

E’ bello vedere come dopo tanto tempo che non si ritorna in un luogo è sufficiente osservare poche foto di blocchi nuovi per riprovare quel forte impulso che ti fa decidere di partire senza esitazione per attraversare ancora una volta il pianeta.

Se poi lo stesso richiamo viene provato anche dagli amici, allora tutto diventa più facile. Poche telefonate ed eccoci qualche giorno dopo in aereo per destinazione Bishop.

A parte Yuri e Nives noi tutti eravamo già stati diverse volte, però in questo luogo meraviglioso e sacro c’è un qualco

sa di particolare, forte abbastanza da farti affrontare un viaggio così lungo.

Anche questa volta arriviamo in albergo circa all’una del mattino, siamo tutti stravolti, però mi è difficile dormire, siamo troppo vicini all’area e questo non mi lascia indifferente. Così alle 4.30 a.m. eccomi in piedi come una molla a preparare il caffé. Convintissimo che sia altrettanto sveglissimo come me, chiamo subito Yuri al telefono, che dorme al piano di sopra, mi parla come se arrivasse dall’oltretomba, (non era sveglio), non connette, capisce solo la parola caffé e arriva a bussare alla mia porta qualche secondo dopo. Poco dopo tutti mi copiano, così ci prepariamo velocemente per uscire. Roby va direttamente da “Jack”, un locale sulla strada principale e si adatta immediatamente alla tipica colazione americana, a base di: uova, bacon, spremuta d’arancia, pluncake, pane tostato, miele e caffé con dosaggi da cavalli. Intanto aspettiamo che apra il negozio di scalata “Wilson”, l’unico della zona, grosso come per noi un medio gros-market, ormai è tradizione visitarlo, così facciamo un giro all’interno come fosse ormai un’attrazione del posto. Mi aspetto sempre che in America i negozi specializzati vendano articoli particolari che non vediamo da noi, invece sono le stesse cose. Poco dopo finalmente siamo in strada per Buttermilk. Qualche giorno prima era nevicato, così l’ambiente diventa ancora più magico, inoltre la costante arietta permette di scalare con quella sorprendente aderenza che rende così invidiabile l’arrampicata nei deserti americani.

Noi abbiamo già vissuto l’emozione della prima fase d’arrivo, quando scendi dalla macchina e per un istante ti sembra di essere sulla luna, ma per Yuri e Nives era la prima volta. Li abbiamo preparati un poco lungo il viaggio, ma quando arrivi lì, quando cammini sulla sabbia ghiaiosa gialla da solo, nel suo ambiente unico, nel silenzio, nel suo odore, ti senti avvolto da un’energia amica, e tutto ti appare irreale.

Li lasciamo vagare un po’ da soli, tutte queste emozioni vanno vissute e assaporate anche individualmente, girano un po’ per i blocchi e si innamorano immediatamente del posto.

La roccia qui e granito, moooolto abrasiva, così la regola base dell’area per il primo giorno diventa trattenere al massimo l’emozione, cosa che noi anche questa volta non facciamo… da stanchi continuiamo, proviamo tutto quello che ci capita, yeeaa hanno liberato questo, e quello l’hai provato?, hai visto Mandala?? Ma anche se siamo arrivati prestissimo, la sera giunge in un attimo, e noi siamo completamente distrutti. Mentre torniamo guardo tutti i loro visi tornati bambini, felici e soddisfatti per una giornata vissuta pienamente, e ricca di giochi nuovi.

Andiamo al bar “Black sheep”, (e tra poco appena riapre sarà uguale anche il “Kava Caffé”), dove si incontrano spesso giovani scalatori provenienti da tutto il mondo, che affascinati da Bishop decidono di viverci qualche anno, per scalare. Si mantengono lavorando mezza giornata, per poi vivere sulle rocce l’altra metà. E’ bello vedere che esistono ancora persone libere dai tradizionali schemi mentali che ci costruiamo, seguono l’istinto del momento, rimandando più avanti l’idea di costruirsi un futuro, proiettati a vivere pienamente solo il presente. Sono interessanti, e hanno molto da raccontare, trasformano questo locale ormai un ritrovo fisso dei climbers. Ogni anno si vedono sempre persone nuove che lavorano all’interno, di nazionalità diverse, ma tutti con la stessa voglia di scoprire queste rocce.

Torniamo in albergo, ma stavolta cena la facciamo in camera, Roby è stato molto attento a prenotare tutto compresa la cucina, l’alimentazione Americana è molto differente dalla nostra, ogni volta che mangiamo nei locali fuori abbiamo sempre l’impressione di esserci abbuffati ma di non avere niente di nutriente nello stomaco.

Il “jet lag” come lo chiamano qui ha sballato di 9 ore il nostro ritmo fisico quotidiano, così tra viaggio e scalata, crolliamo sul letto tutti esausti.

Il giorno successivo, come le lepri che si incontrano qui rispuntiamo tra i blocchi di Buttermilk, arriva anche il nostro amico Eric Sarvey, local del posto, vive lì da molto tempo ormai, da quando 14 anni fa, partendo dalla Pennsylvania ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle e girare l’America in autostop, finché un giorno è stato accompagnato da un camionista in questo piccolo paesino dove aveva sentito dire che forse si scalava… Un viaggio molto lungo.

(foto Michael Clark)

Passano gli anni, ma la sua espressione felice con gli occhi luminosi rimangono sempre gli stessi, arriva, e come sempre di poche parole inizia a scalare con noi, perché per lui questo è il modo migliore per comunicare con gli amici. Ci mostra ancora una volta senza scaldarsi passaggi nuovi incredibili, talmente belli che Yuri li prova tutti, senza pensare alla pelle e alle energie, scala e basta. Ma per quanto la motivazione può essere forte la roccia è troppo abrasiva, su questo granito con quarzini taglienti la pelle purtroppo non ha scampo. Così dopo qualche giorno di scalata inevitabilmente si presentano i primi buchi, allora anche se devastati ci spostiamo a Happy Boulder, un altro settore famoso dalla parte opposta di Buttermilk, a 15 minuti di macchina dal paese, e questa volta tutto appare diverso: stile, prese e qualità della roccia cambiano drasticamente.

Siamo in un canyon di roccia vulcanica: buchi e pinze su pancioni e tetti, lo stile da affrontare è molto più pannelloso, lanci su buchetti  e tacche,

molto divertente per qualche giorno.

I settori conosciuti, su questo stile sono paralleli e vicini tra loro, Happy e Sad Boulders insieme offrono una quantità e varietà in

credibile di passaggi da provare, sicuramente troppi per un breve periodo di ferie.

Nei giorni che trascorrono ognuno di noi si focalizza sui propri obiettivi, (quegli stessi che ci hanno spinto a partire), così Yuri lavora con successo la famosa “Plain high drifter”, un bellissimo pancione in pieno stile blocco, partenza in piedi da un rovescio con lanci su tacche, liberato da Chris Sharma e ripetuto in seguito dalla fortissima e ormai local del posto Lisa Rands. Luca preferisce la famosa e super smagnesata “Go granny go”, una breve sequenza di dita con lancio finale su una pancia arancione. Nives invece improvvisa, ci sono troppi boulders da provare, non vuole limitare tutte le forze supochi, così prova tutto, senza obiettivi ogni linea verticale che vede. Roby da fine alla ormai poca pelle rimasta su “High plain drifter”, stesso pancione di Yuri ma con una partenza diversa tutta a sinistra, una splendida linea che traversa su tacchette per poi collegarsi sulla diretta “Plain high..”. E facile fare confusione con il nome. Io invece dopo le tacchettine lontane di “Direction”, mi riprovo la bellissima linea di Sharma nella grotta: “The buttermilker”, una breve ed intensa sequenza con lanci su piatti e tacche lisce e

sfuggenti. La roccia in genere qui è molto ”vetrosa” e quindi scivolosa, inoltre offre molto poco per i piedi, la scalata diventa spesso tecnica e di precisione. Qui la scarpa fa decisamente la diffe

renza.

Ogni giorno cambiamo passaggi, stili, prese ed inclinazioni, ci sono troppe linee da “toccare”, tutte bellissime e ormai superfamose, apparse su decine di riviste. Bishop è diventata una meta boulderistica famosissima nel mondo, tutte le riviste mondiali hanno mostrato foto e fatto riferimenti a video di questo luogo.

Finalmente ed inevitabilmente per i nostri muscoli e pelle arriva il giorno di riposo per tutti, anche se la mente rimane occupata sui passaggi, alcuni di noi vanno a vedere i disegni indiani vicino all’area di Happy boulder. Una grossa “pedana” rocciosa con tantissimi segni particolari incisi sopra. L’avevo già vista, ma rimane sempre affascinante, anche stavolta osservo curioso, ma senza comprendere veramente quello che hanno cercato di raccontarci. Peccato, è evidente che provavano a dirci qualcosa, ma ancora una volta non riesco a capire cosa.

Rimango stupito che dall’ultima volta hanno levato qualsiasi riferimento per raggiungerla, ora diventa molto difficile trovarla senza aiuti, dopo tre anni riesco a stento a ritrovarla dopo un po’ di tentativi. Questi disegni sono di tutti, è giusto proteggerli ma non devono impedire che la gente li veda, non ho ancora visto una faccia indifferente davanti a questi segni. E’ parte della “cultura” del mondo, e pertanto deve essere libera di essere vista da chiunque.

Roby e Luca invece (più sportivi di noi) vanno a Mammoth lake, località sciistica molto conosciuta, (l’ inverno scorso dicono che siano scesa 8 metri di neve), e per le sue bellissime piste. In California armai è diventata molto famosa, un po’ come Cortina per noi italiani.

Il tempo passa in fretta anche in questo viaggio, ogni volta che vado in ferie il primo giorno mi sembra sempre lontanissimo dall’ultimo, poi in un attimo mi ritrovo a contare sulle dita di una mano la data del rientro.

Così col tempo ormai limitato, mi ritrovo l’ultimo giorno davanti alla bellissima linea anche stavolta liberata da Sharma: “Mandala”, diventata superfamosa per i numerosi video

apparsi ovunque. Qui è sicuramente la linea più conosciuta. La pelle delle dita è sottilissima ormai, l’energie sono scese e ormai ho pochi tentativi a disposizione, così aspetto l’arrivo delle nuvole, l’ombra su queste tacchettine mi aiuta sicuramente, a volte diventa la scelta fondamentale. Così con gli amici aspetto seduto sui crash, e lei arriva e come per magia si alza anche un’aria fredda perfetta. Provo qualche tentativo, ma cado diverse volte ad un lancio lungo a metà, studio attentamente con Yuri il punto migliore per mettere il piede, come posizionarmi per il dinamico. Le nuvole intanto corrono, ignare della loro importanza, e le luci cambiano, tutto diventa più arancione, tento di nuovo, stavolta il lancio è giusto e tengo la tacca lontana, sbandiero e con le incitazioni di tutti arrivo in cima. Quale modo migliore per terminare questo bellissimo viaggio. In piedi sul blocco, urlo al cielo, ringrazio di vivere un momento così profondo ed emozionante, in un posto lontano e unico nel suo genere, insieme con gli amici che con me hanno condiviso tutti questi attimi.

Tutto il viaggio, le ore di volo e le fatiche valgono sicuramente queste frazioni vissute.

Forse non capite quello che sto cercando di esprimere, allora andateci, e qualunque sia il blocco che salirete, in cima, davanti a tanta bellezza proverete le stesse emozioni, e allora capirete.

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Mentre trascorrono i giorni ci giunge voce che forse chiudono Hueco Tanks, sembra che sia stata venduta ad una società che compra questi luoghi per preservare le poche aree indiane rimaste. Sembra anche che non vadano molto d’accordo con gli scalatori e quindi la data di chiusura diventa imminente. Ancora una volta si presentano problemi di comprensione tra scalatori e proprietari dei terreni. Ma ogni volta che accade il mondo della scalata subisce una grossa perdita.

Poi torno a casa e leggo in internet che il parco di Albarracìn in Spagna chiude l’accesso agli scalatori da gennaio ad agosto… Vengo a sapere da local del posto anche che nel settore “El Techo”, (uno dei più belli dell’area) hanno raccolto 8 sacchi di spazzatura.

Quella sezione del parco viene visitata in maggioranza da scalatori, non essendoci disegni preistorici intorno a quei blocchi da osservare, le sole rocce

hanno poca importanza per i turisti, quindi la sporcizia è stata lasciata in gran parte da arrampicatori.

Dobbiamo assolutamente collaborare al massimo per preservare le aree di scalata, capita spessissimo che le rocce si trovino su terreni privati o parchi naturali, dove ovviamente le regole vengono applicate con più severità, per questo la nostra attenzione per il rispetto del luogo deve essere massima, che sia a Bishop, Ceuse, Albarracìn o anche nel boschetto dietro casa nostra. E’ troppo importante.

Se non succede, molte aree (come già e accaduto e continua tuttora) verranno chiuse, quelle rimaste saranno pubblicizzate sempre meno e quelle nuove appena scoperte le terranno segrete. Davanti a questi problemi diventa comprensibile, ma la roccia è di tutti, e dobbiamo essere liberi di andare a scalare dove vogliamo, quindi abbiamo il dovere di rispettarla per primi, perché solo noi scalatori diamo un valore inestimabile a massi e falesie, e se siamo i primi a trattarle male allora sarà sempre peggio.

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DOVE MANGIARE:

- Se vi fermate un po’ di giorni conviene sicuramente farsi da mangiare autonomamente, ogni tanto è molto piacevole andare al ristorante, il paese è pieno di ristoranti di culture diverse: messicani, cinesi, americani, ecc.

DOVE FARE LA SPESA:

All’inizio e alla fine del paese ci sono grossi Gros-market. E’ meglio chiedere alla cassa prima di pagare la tessera per gli sconti, è gratuita e la differenza risparmiata alla fine del viaggio è evidente.

DOVE DORMIRE:

Non c’è un punto specifico, il paese è pieno di posti per dormire.

PERIODO MIGLIORE:

Solitamente nei mesi intermedi alle stagioni il clima rimane il migliore, quindi ottobre novembre e dicembre, poi marzo aprile e maggio. Il clima però e molto particolare, è bizzarro e cambia rapidamente, così conviene sempre guardare le condizioni meteo del momento.

CONSIGLI:

- Portarsi la crema rigenerante per la pelle delle dita.

- Il clima cambia spesso, ci sono spesso escursioni termiche mostruose, tipo a febbraio al mattino all’ombra su “The buttermilker” ci sono 5 gradi e aria e nel primo pomeriggio davanti a “Mandala” 31, quindi è meglio portare con sé vestiti per il freddo e il caldo. Dal parcheggio ai blocchi si cammina molto poco.

- Bere spesso acqua, c’è aria e non ci si rende conto che è facile disidratarsi.

- Anche pochi giorni meritano sicuramente il viaggio, (almeno 2 settimane).        (foto Michael Clark)